Museo Archeologico Nazionale di Orvieto
Piazza del Duomo – 05018 Orvieto (TR)
Tel. +39 0763 341039
Email: drm-umb.muorvieto@cultura.gov.it
Direttore: Giorgio Rocca
COMUNICAZIONE IMPORTANTE
Il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto è chiuso temporaneamente al pubblico per importanti lavori di riallestimento, che impegneranno l’intera struttura e avranno la durata di diversi mesi.
Un intervento necessario per rinnovare il percorso espositivo e migliorare l’esperienza di visita, valorizzando ulteriormente il patrimonio archeologico del museo.
Seguiranno aggiornamenti sui tempi di riapertura e sulle novità in programma.
Si comunica che questo Istituto s’impegna per offrire al pubblico un orario di visita quanto più esteso possibile, nel rispetto dei criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali previsti dal D.M. del 30 giugno 2016, in attesa che vengano espletate le previste procedure concorsuali finalizzate al superamento delle attuali carenze organiche e al conseguente incremento del personale in servizio.
Biglietto intero € 4,00; ridotto € 2,00; gratuito per i cittadini U.E. sotto i 18 anni, fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC.
Si informano i gentili visitatori che è possibile acquistare i biglietti di questo Istituto solo tramite pagamento elettronico.
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Statuto del Museo
Accessibilità
Il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto (fig. 1), inaugurato nel 1982 utilizzando i locali del pianterreno del Palazzo Papale sotto Papa Nicolò IV, conserva i materiali rinvenuti nel corso dell’ultimo secolo in area urbana e nel territorio circostante. Le sale sono state allestite secondo criteri di ordine cronologico e topografico: l’aula di ingresso raccoglie i reperti provenienti dalle necropoli del territorio volsiniese e dai sepolcreti extraurbani di Crocifisso del Tufo e di Cannicella. Si possono così ammirare la fine ceramica argentata da Pietra Campana, il singolare “bucchero pesante” orvietano dalla necropoli di Poggio Ginestra a Bardano, le oinochoai (brocche da vino) da Parrano, lo specchio in bronzo con incise figure di divinità da Castel Viscardo (località Caldane), gli strigili bronzei e le coppe (kylikes) da vino etrusche da Monte Cavallo, ma anche le splendide coppe “a occhioni” rinvenute nelle necropoli di Baschi e del fosso San Lorenzo presso Montecchio, località situate oltre il Tevere, in un’area caratterizzata da un’interessante osmosi tra le culture umbra ed etrusca. Uscendo dalla sala si accede, sulla sinistra del cortile interno, nell’ambiente dedicato a Castellonchio, un avamposto militare situato su un’altura a ridosso della confluenza del fiume Paglia nel Tevere, con funzione di controllo del collegamento viario tra il lago di Bolsena e il Tevere. Le spade, i vasi e i calderoni in ferro e bronzo rinvenuti nelle tombe di Castellonchio furono resi inutilizzabili al momento del seppellimento, tuttavia colpisce il preziosismo delle oreficerie, tra cui l’anello in oro massiccio dove è incastonata una corniola con incisa una figura umana. Si prosegue nella sala attigua, dedicata alle necropoli di Cannicella e di Crocifisso del Tufo, che occupavano le pendici meridionale e settentrionale della rupe orvietana. Nei corredi dei due complessi funerari erano presenti materiali sia di importazione sia di produzione locale. Di provenienza attica sono i vasi con scene legate al mondo dell’aristocrazia greca mentre spiccano, tra i prodotti locali, i vasi in bucchero dal tipico colore nero e lucido a imitazione dei pregiati vasi in lamina di bronzo, e i vasi di tipo orvietano a figure nere e a figure rosse, a testimonianza della suggestione esercitata dalla cultura figurativa greca sugli Etruschi, che a volte la imitano in maniera pedissequa o maldestra, a volte riescono a rielaborarla in traduzioni fresche e spontanee, tipiche dello spirito italico. Particolare considerazione meritano la delicata antefissa a testa femminile dal santuario di Cannicella (I metà V sec. a.C. Fig. 2) così come lo splendido rython (boccale per libagioni rituali) in bucchero a testa di satiro. Fra i metalli sono degni di nota i vasi in lamina di bronzo dalle forme raffinate ed esclusive, prodotti negli ateliers volsiniesi, e gli strumenti per la preparazione dei banchetti. Importanti testimonianze dei commerci con il Mediterraneo orientale sono il prezioso balsamario in forma di pernice (570 a.C.) e il portaprofumi globulare in pasta vitrea esposti nella nicchia sulla parete destra della stanza.
Ripassando per la sala “Castellonchio”, si entra in una grande aula che accoglie i materiali provenienti da Porano, un insediamento caratterizzato dalla presenza delle residenze di campagna di alcune illustri famiglie della Orvieto del IV secolo a.C., che ci hanno infatti lasciato le più ricche tombe a camera del territorio volsiniese, tre delle quali (tomba Hescana da loc. Molinella e tombe Golini I e II da Settecamini, loc. Poggio del Roccolo) riccamente dipinte. La committenza di rango spiega il particolare pregio dei corredi funerari: mentre i vasi a figure rosse, tra i quali spicca l’anfora con centauromachia dalla tomba Golini I (fig. 3), ben rappresentano la produzione ceramica delle officine locali del IV sec. a.C., gli oggetti di provenienza falisca attestano gli intensi traffici commerciali intrattenuti da Volsinii con Falerii (Civita Castellana) tramite il Tevere. Da notare gli specchi in bronzo con manico d’avorio e i vasi in ceramica “argentata”, di uso esclusivamente funerario, rivestiti con una patina a imitazione del metallo pregiato per dare l’impressione di un certo prestigio sociale senza dover occultare oggetti di reale pregio. A Porano è stata inoltre rinvenuta la tomba di un guerriero che ci ha restituito una suggestiva panoplia, ossia un complesso di armi difensive in bronzo databile alla seconda metà del IV sec. a.C. (fig. 4). Nella stessa sala sono esposti materiali rinvenuti nella “Tomba del Guerriero Larth”, situata nel sepolcreto di Crocifisso del Tufo e così denominata dall’iscrizione riportata su un grande cippo conformato a testa di guerriero, ora esposto al Museo Etrusco “Claudio Faina”. Si tratta di una struttura a doppia camera di notevoli dimensioni, reinterrata dopo lo scavo, da cui provengono preziosi vasi attici a figure rosse e figure nere come un monumentale cratere, anfore e utensili che ci consentono di inscrivere l’utilizzo della tomba tra la metà del VI e la metà del V sec. a.C. Le quattro basse vetrine disposte nella parte centrale della sala conservano un repertorio di ceramiche ordinate cronologicamente a partire dalle kylikes “ioniche” del VII-VI sec. a.C., prodotte nelle colonie che costellavano le coste dell’attuale Turchia, fino alle “Coppe dei Piccoli Maestri”, caratterizzate dalla decorazione miniaturistica, per giungere ai vasi “calcidesi”, ossia prodotti nella città di Rhegion (Reggio Calabria), colonia di Calcide di Eubea. Da notare in queste vetrine il bell’askos (contenitore per liquidi pregiati. 550-540 a.C.) di bucchero a forma di sirena, denominazione con cui si indicavano i volatili dal volto femminile. Il sepolcreto di Cannicella contribuisce all’allestimento della sala con un prezioso frammento dell’acroterio del tempio tardo-arcaico (I metà V sec. a.C.) raffigurante l’uccisione di Clitennestra da parte di Oreste, esposto in una nicchia della stanza. Altro esempio della qualità raggiunta negli ultimi decenni del V sec. a.C. dalle officine coroplastiche volsiniesi è fornito dalle pregevoli lastre architettoniche di rivestimento parietale, dalle antefisse e dalle statue frontonali del tempio etrusco-italico del Belvedere, che testimoniano il recepimento da parte delle maestranze locali delle più innovative soluzioni formali della classicità ateniese. Notevoli anche gli elementi architettonici rinvenuti nelle aree urbane di San Leonardo (fig. 5) e del Palazzo del Capitano (fig. 6).
La visita prosegue nell’ambiente dove, per ragioni conservative, sono stati trasportati dalla necropoli di Settecamini gli affreschi delle tombe Golini, così chiamate dal loro scopritore (fig. 7). La tomba Golini I è composta di due semicamere divise da un tramezzo, la prima delle quali raffigura la servitù della famiglia Leinies impegnata nella preparazione del banchetto, rappresentato nella seconda semicamera, tenuto in onore di Larth Leinies, fondatore della tomba, che al suo arrivo nell’Aldilà viene accolto dai parenti premorti in compagnia di Ade e Persefone, signori dell’Oltretomba. La tomba Golini II, o Tomba delle due bighe, testimonia l’alleanza matrimoniale tra una famiglia di antica nobiltà, i Vercnas, e una ricca famiglia plebea, i Cnezu.
La visita del Museo si conclude con la sala dedicata al santuario di Campo della Fiera, località situata SO della rupe orvietana, recentemente identificato con il famoso Fanum Voltumnae, dedicato a Veltune (Voltumna in latino), manifestazione del dio Tinia, la massima divinità etrusca. Lo storico Tito Livio considera il Fanum Voltumnae il Sancta Sanctorum della dodecapoli etrusca, sede di feste, giochi, nonchè sede delle assemblee della dodecapoli sulla politica internazionale. Asse del Santuario è l’imponente Via Sacra, con andamento NO-SE, sul cui orientamento si sviluppano le strutture principali: da N a S il tempio A, sopravvissuto alla distruzione romana del 264 a.C., a seguire i templi C e B, obliterati dai conquistatori. Sotto un altare di tufo antistante il tempio A, fu rinvenuta una pregiata testa maschile barbata, ipoteticamente attribuita a Veltune-Voltumna. La lunga frequentazione dell’edificio sacro è documentata dalle numerose monete rinvenute, datate tra il IV sec. a.C. e il V d.C. Un thesaurus contenente oltre duecento coni romani, l’ultimo dei quali del 7 a.C., è stato rinvenuto in questo settore dello scavo. Il contenitore è uno dei pochissimi trovati intatti in Italia.
Il recinto sacro del tempio A comprende anche una struttura quadrangolare in conci di tufo e due fosse nelle quali furono deposti, spesso ridotti in pezzi, gli ex-voto e le suppellettili sacre appartenute ai tempi distrutti. Di grande rilievo è un braccio di pietra basaltica pertinente ad una mano che stringe una melagrana rossa, probabili resti di un acrolito, la statua di culto di una divinità femminile venerata nel vicino tempio A, identificata con Hera o con Persefone. Dal temenos del tempio A proviene anche la base di un simulacro bronzeo della fine del VI sec. a.C. L’iscrizione menziona la dedicante, Kanuta, che dona la statua nel “luogo celeste”, espressione con cui gli Etruschi indicavano il Fanum Voltumnae. Tra gli oggetti esposti nelle vetrine spiccano i volti fittili di un mostro barbato e un’inquietante gorgone (fig. 8), nonchè un’elegante testina bronzea dell’inizio del V sec. a.C. e una gustosa brocca attica configurata a testa di Dioniso-Fufluns.
Segue il tempio C, distrutto in seguito agli scontri tra i Romani e i Volsiniesi tra il 308 e il 280 a.C., forse dedicato ad una divinità di tipo matronale, come si evince da tre tombe infantili collocate lungo il lato posteriore dell’edificio, come ad affidare le loro anime alla protezione di una dea materna. La datazione di queste deposizioni, certamente posteriori alla desacralizzazione della struttura, suggerisce che il culto dovette proseguire ancora per decenni sopra le sue rovine.
La Via Sacra risaliva il pendio fino al tempio B, probabilmente dedicato a Voltumna, sulle cui rovine venne costruita nel III sec. una fornace per cuocere ceramiche.
In sala sono esposti elementi in serpentinite di forma ovale, a volte decorati con un fulmine a rilievo, interpretati come rappresentazioni simboliche della divinità.
In età augustea, nel settore meridionale del sito fu edificata una ricca domus dotata di impianti termali, riutilizzata nell’alto medioevo per un’aula di culto cristiana, nucleo originario della chiesa di San Pietro in Vetere del XII secolo. L’utilizzo dell’area nel corso di tutto il medioevo è attestato da fibule e pettini in osso longobardi, da elementi architettonici con decorazioni di VIII-IX sec. appartenenti al nucleo originario di San Pietro in vetere, nonché dalle pregevoli maioliche arcaiche (fine XIII-inizi XIV sec.) relative alle più recenti fasi di vita del convento.
Ultimo aggiornamento
1 Ottobre 2026, 12:45
Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria 






