Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo
Loc. le Conce, Orvieto (TR)
Tel. +39 0763 343611
Email: drm-umb.necropoliorvieto@cultura.gov.it
𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘
La Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo è parzialmente chiusa per importanti lavori di riqualificazione e miglioramento dell’accessibilità. È aperto 𝗹’𝗔𝗻𝘁𝗶𝗾𝘂𝗮𝗿𝗶𝘂𝗺, dove sono esposti i preziosi corredi tombali e i reperti provenienti dagli scavi.
Sarà possibile, previa prenotazione sui nostri canali ufficiali e al numero 0763343611, vivere esperienze uniche come la realtà aumentata con smart glasses (ore 11:00 e ore 16:00) e attività di manipolazione di reperti originali.
Orario di apertura
Dal giovedì alla domenica e festivi infrasettimanali dalle ore 9:00 alle 18:00.
Chiuso il lunedì, il martedì, mercoledì e quarta e quinta domenica del mese.
Prime tre domeniche del mese aperto con orario ordinario.
Mercoledì aperto su prenotazione.
Ultimo ingresso consentito mezz’ora prima della chiusura.
Si comunica che questo Istituto s’impegna per offrire al pubblico un orario di visita quanto più esteso possibile, nel rispetto dei criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali previsti dal D.M. del 30 giugno 2016, in attesa che vengano espletate le previste procedure concorsuali finalizzate al superamento delle attuali carenze organiche e al conseguente incremento del personale in servizio.
Biglietto ridotto € 2,00, gratuito per i cittadini U.E. sotto i 18 anni, fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC.
Si informano i gentili visitatori che è possibile acquistare i biglietti di questo Istituto solo tramite pagamento elettronico.
Carta della qualità dei servizi
Statuto del Museo
Modulo reclami
Accessibilità
A ridosso della rupe su cui sorgeva la Velzna etrusca si svilupparono diverse aree funerarie: a Sud si colloca quella della Cannicella mentre a Nord si trova la Necropoli di Crocifisso del Tufo (fig.1), il cui nome deriva da un crocifisso cinquecentesco scolpito all’interno di una cappellina scavata direttamente nel banco tufaceo.
Il sito viene utilizzato come sepolcreto fin dal VII secolo a.C.,come testimonia il rinvenimento di una tomba circolare (tomba n. 187) all’interno della quale è stato trovato un sarcofago in tufo di forma rettangolare con coperchio a doppio spiovente.
A partire dalla metà del VI sec.a.C. l’area assume una struttura urbanistica, la quale prevedeva la suddivisione dello spazio in lotti di terrenodestinati alle famiglie locali. Il risultato è una planimetria di grande regolarità ed ordine, fatta eccezione per alcune sepolture preesistenti rispettate durante le successive fasi di ampliamento della necropoli, come ad esempio la tomba di Velthur Skanesnas, situata al centro di uno dei corridoi.
Le camere funerarie sono allineate a gruppi lungo percorsi che si incrociano ad angolo retto, creando veri e propri isolati (fig. 2). Le tombe sono realizzate in blocchi di tufo squadrati e connessi a secco, con volta composta da filari di conci progressivamente aggettanti (fig. 3) o da lastroni a contrasto a formare un tetto a capanna e copertura esterna piana, che dà alla struttura la caratteristica forma a dado (fig. 4); sulla sommità si impostavano i cippi funerari. Le uniche decorazioni che coronano le facciate esterne delle tombe sono modanature a toro e becco di civetta, che creano una peculiare uniformità decorativa.
La realizzazione di tali strutture sepolcrali architettonicamente indifferenziate, potrebbe essere indizio dell’uguaglianza che stava alla base dell’organizzazione sociale della Velzna di VI sec. a.C. Le tombe sono per lo più a camera singola, ma in alcuni casi si articolano in due ambienti sviluppati lungo lo stesso asse, creando un vestibolo che precede la camera sepolcrale vera e propria. La porta di accesso era chiusa da un lastrone monolitico interno e da una fodera di blocchi di tufo allineata con le pareti esterne; fra il lastrone e il muro era un riempimento di terra, utilizzato alla stessa maniera anche tra le pareti laterali e per la copertura superiore, al fine di creare una impermeabilizzazione degli ambienti interni (fig. 5).
All’interno le banchine, realizzate anch’esse in tufo e disposte lungo le pareti, ospitavano sia incinerati che inumati, distesi e coperti da tessuti, deposti insieme agli oggetti di corredo. I corredi tombali possono rivelarci importanti informazioni sul modo di vivere degli antichi, sui costumi e le usanze, ma anche sul grado di benessere del defunto, e della comunità di cui faceva parte. La morte è vista come un passaggio da una dimensione all’altra, e nell’aldilà vengono messi a disposizione del defunto tutti quegli oggetti presenti nella sua vita terrena. Nei corredi della Necropoli erano presenti sia materiali di produzione locale sia di importazione. Tra quelli prodotti localmente spiccano i vasi in bucchero dal tipico colore nero e lucido a imitazione dei pregiati vasi in lamina di bronzo. Il colore è ottenuto dalla cottura della ceramica in assenza di ossigeno, che impedisce il processo di ossidazione dei minerali di ferro contenuti nell’argilla (fig. 6). Eccellenti sono anche i prodotti della toreutica etrusca (fig. 7).
Di provenienza attica sono, invece, vasi dipinti di pregevole fattura raffiguranti scene legate al mondo dell’aristocrazia greca, giunti in Etruria in cambio di materie prime, come i metalli delle miniere delle città della costa tirrenica (fig. 8).
Oltre alle ceramiche, tra gli oggetti di corredo sono degni di nota i monili in oro e altri metalli, appartenenti soprattutto a sepolture femminili, come ad esempio una coppia di orecchini a bauletto in oro provenienti dalla tomba n. 203, esposti presso l’Antiquarium “Mario Bizzarri”, o un altro esemplare di pregio rinvenuto nella tomba n. 26 (fig. 9).
La necropoli orvietana è nota, soprattutto, per il rilevante numero di iscrizioni poste sugli architravi delle porte di accesso alle tombe, riportanti il nome del proprietario, con la formula di possesso secondo cui è la tomba che parla: “io sono di…”. Le epigrafi sono incise in alfabeto etrusco arcaico con andamento sinistrorso, da destra verso sinistra, tranne rare eccezioni. Dall’analisi onomastica dei gentilizi è possibile individuare alcune famiglie non provenienti dall’area etrusca, come ad esempio la gens Rumelnas e la gens Fulvenas di origine latina (fig. 10) o la gens Flusenas (fig. 11) di origine osca. Ciò testimonia una comunità cittadina progredita, altamente alfabetizzata e disponibile ad accogliere soggetti provenienti dal mondo italico.
Ultimo aggiornamento
20 Ottobre 2026, 14:24
Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria 









