PIETRO RUFFO – FORESTA FOSSILE
Il 13 dicembre 2025, al Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta, è stata inaugurata Foresta Fossile, un’installazione site specific dell’artista Pietro Ruffo, progetto sostenuto da Il Museo Rigenera, promosso dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del MiC.
Data:
15 Dicembre 2025
MUSEI NAZIONALI DI PERUGIA
DIREZIONE REGIONALE MUSEI NAZIONALI UMBRIA
Museo Paleontologico “Luigi Boldrini” di Pietrafitta
PIETRO RUFFO
FORESTA FOSSILE
13 DICEMBRE 2025
INAUGURAZIONE DELL’INSTALLAZIONE REALIZZATA GRAZIE AL SOSTEGNO DEL MUSEO RIGENERA, PROMOSSO DALLA DIREZIONE GENERALE CREATIVITÀ CONTEMPORANEA DEL MINISTERO DELLA CULTURA.
UN PERCORSO PARTECIPATIVO DI INCLUSIONE SOCIALE, EDUCAZIONE AMBIENTALE E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE E NATURALE.
L’INIZIATIVA PROSEGUE LA VALORIZZAZIONE DEL MUSEO PALEONTOLOGICO ATTRAVERSO L’ARTE CONTEMPORANEA, INIZIATA LO SCORSO ANNO CON IL MURALES DI ALICE PASQUINI IL MONDO SOTTOSOPRA.
Il 13 dicembre 2025, al Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta, è stata inaugurata Foresta Fossile, un’installazione site specific dell’artista Pietro Ruffo, progetto sostenuto da Il Museo Rigenera, promosso dalla Direzione generale Creatività Contemporanea del MiC.
L’opera, pensata per valorizzare la collezione paleontologica del Museo Boldrini attraverso un intervento immersivo, capace di unire arte contemporanea, scienza e memoria del territorio, è nata da un processo partecipativo che ha coinvolto attivamente le comunità locali dei Comuni di Piegaro e Panicale in una serie di workshop educativi e creativi dedicati al cambiamento climatico e alla storia geologica del luogo. I disegni realizzati dai partecipanti sono diventati parte integrante dell’opera, favorendo inclusione sociale, senso di appartenenza e partecipazione culturale. L’installazione, dialogando con lo spazio museale, mira a valorizzare il patrimonio scientifico e culturale del territorio e a rinnovare l’esperienza di visita attraverso un linguaggio artistico accessibile e condiviso, capace di mettere in relazione passato e presente, comunità e patrimonio.
Il progetto
Il progetto Foresta Fossile di Pietro Ruffo è stato curato scientificamente da Costantino D’Orazio (direttore dei Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria), da Tiziana Caponi (direttrice del Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta), responsabile del progetto insieme ad Arianna Bellocchi (funzionaria storica dell’arte dei Musei nazionali umbri); il coordinamento dell’attività artistica è stato affidato a Sofia Di Gravio.
L’intervento è stato promosso per riconnettere il tessuto sociale, rivolgendosi soprattutto alle giovani generazioni, attraverso un percorso partecipativo di inclusione sociale, educazione ambientale e valorizzazione del patrimonio culturale e naturale. Il 25 e 26 settembre si è svolto un workshop che ha visto il coinvolgimento dell’associazione del terzo settore “Pro Museo Luigi Boldrini di Pietrafitta”, composta di ex lavoratori della centrale Enel e della miniera di lignite, e due classi del plesso di Pietrafitta dell’Istituto Comprensivo Statale Panicale-Piegaro-Paciano, una quinta elementare e una prima media. Dopo aver ascoltato le esperienze di chi ha assistito Luigi Boldrini nel recupero del materiale paleontologico prevalentemente nel corso degli anni Settanta e Ottanta, i ragazzi hanno collaborato con l’artista alla creazione dei disegni che sono confluiti nell’opera finale e hanno partecipato a laboratori pratici ispirati agli elementi naturali del territorio (foglie, pietre, materiali locali). Nel corso del workshop è stato prodotto materiale audiovisivo che costituirà un medium di comunicazione e di mediazione culturale, pensato in particolare per le giovani generazioni, al fine di trasmettere i valori di partecipazione, sostenibilità e connessione tra arte, scienza e territorio. L’iniziativa ha rafforzato il coinvolgimento attivo dei giovani e delle comunità locali, promuovendo consapevolezza ambientale, senso di appartenenza alla comunità e un rapporto diretto con il patrimonio scientifico e artistico custodito dal museo.
L’attività, che vanta la partecipazione dell’Università di Perugia, con il professor Marco Cherin e il ricercatore Filippo Preziosi, si inserisce nel contesto di collaborazione con il Comune di Piegaro per le fasi logistiche del riallestimento e con Enel per la valorizzazione del territorio, dell’area dell’ex miniera e del recupero delle macchine per una loro complessiva valorizzazione e si definisce come intervento di rigenerazione urbana e territoriale di un’area interna. L’area di Pietrafitta si sviluppa, infatti, come “periferia del sistema sub urbico di Perugia/Tavernelle”. La zona è stata censita dalla Regione tra le “aree interne” dell’Umbria, classificata dalla Strategia Nazionale Aree Interne come “significativamente distante dai centri di offerta di servizi essenziali (di istruzione, salute e mobilità), ricca di importanti risorse ambientali e culturali e fortemente diversificata per natura e a seguito di secolari processi di antropizzazione. L’area appare paesaggisticamente soggetta a degrado a causa della storia che ha caratterizzato questo sito. L’area si presenta pertanto segnata profondamente dall’immagine iconica della vecchia centrale e dei suoi spazi produttivi, attualmente abbandonati, che connota e compromette le qualità di un ambiente comunque caratterizzato da una sua identità. Infatti le grandi macchine industriali di colore arancione utilizzate per i lavori di miniera fino agli anni ’90 (oggetto di recupero e restauro da parte di Enel) sono ben visibili attorno alla vecchia cava estrattiva, contrassegnando l’area come un vero e proprio museo industriale en plein air”. Pertanto, il progetto di Pietro Ruffo risponde alle politiche di coesione territoriale, che mirano a contrastare la marginalizzazione e i fenomeni di declino demografico propri delle aree interne.
L’opera
Foresta Fossile, concepita come un grande sipario tessile che avvolge la collezione, trasforma il museo in uno spazio immersivo dove arte, scienza e memoria dialogano, reinterpretando la rigogliosa vegetazione di 1,5 milioni di anni fa: querce, olmi, noci, noccioli, abeti e molte altre specie che un tempo popolavano la valle, le cui tracce sono conservate nella lignite. L’installazione valorizza l’architettura cilindrica del museo, offrendo un percorso sensoriale che mette in relazione uomo, ambiente e tempo profondo. Con questo progetto, Ruffo continua la sua ricerca sul rapporto tra natura, storia e libertà, contribuendo alla rigenerazione culturale del territorio e rafforzando il legame identitario tra museo e comunità.
L’artista
Pietro Ruffo (Roma, 1978): laureato in architettura all’Università degli Studi Roma Tre, ha vinto nel 2009 il premio Cairo e nel 2010 il Premio New York, è stato titolare di una borsa di ricerca presso l’Italian Academy for Advanced Studies alla Columbia University.
La relazione con l’immagine è parte integrante del suo percorso di ricerca che nasce da una serie di considerazioni filosofiche, sociali ed etiche e si sviluppa attraverso una profonda dimensione concettuale dell’arte che deriva dalla sua formazione di architetto. Il disegno e l’intaglio sono per Ruffo strumenti di una ricerca che analizza dinamiche storiche e contemporanee, dando vita a installazioni che arrivano ad assumere dimensioni ambientali. Le opere si articolano in sovrapposizioni di paesaggi naturali e forme umane, mappe geografiche e costellazioni, geometrie e tracce di scrittura. Ne risulta un lavoro stratificato, dalle molteplici letture visive e semantiche che indaga i grandi temi della storia universale, in particolare la libertà e la dignità del singolo individuo.
Negli ultimi anni ha esposto presso importanti musei e istituzioni internazionali tra cui: Palazzo Esposizioni di Roma, Biennale di Venezia; Musei Vaticani, Città del Vaticano; Museu de Arte Contemporânea de la Universidad de São Paulo del Brasile; Galleria Borghese a Roma; Zhejiang Art Museum (ZAM), Hangzhou City, Cina; MUSA Museo de las Artes Universidad de Guada- lajara, Mexico; IA&A AT HILLYER, Washington DC, USA; MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma; Galleria Nazionale d’arte moderna, Roma; Museo Nazionale del Bardo, Tunisi; Indian Museum, Calcutta, India; Reggia Contemporanea, Villa Reale di Monza; Triennale di Milano; Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano. Ha ricevuto diverse importanti commissioni pubbliche, che lo hanno portato ad espandere il suo lavoro in una dimensione urbana.
Nel 2006 ha realizzato i confessionali della Chiesa del Santo Volto di Gesù a Roma progettata dagli Architetti Sartogo e Grenon.
Nel 2019-2020 – in occasione del centenario della borgata giardino Garbatella – insieme a 100 studenti del dipartimento di Architettura di Roma Tre, ha realizzato un lavoro sull’idea di ricostruire, conservare e trasmettere l’eredità culturale dei luoghi, segnando gli spazi urbani stratificati, modellati sull’intero spessore della cultura dei gruppi sociali. Nel 2021 ha realizzato l’opera Migrante, per il Parco dei Daini di Villa Borghese a Roma.
Nel 2024 ha realizzato una grande installazione per la 60esima Biennale di Venezia e un’immensa un’installazione pubblica per il cantiere della Metro C di Roma a Piazza Venezia con una superficie di circa 600mq di disegno.
Alcune sue opere sono in importanti collezioni pubbliche e private tra cui: Musei Vaticani; Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; MIMS Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo; Fondazione Roma Tre, Teatro Palladium; MAR-Museo d’Arte della città di Ravenna; Museo d’Arte Contemporanea Bilotti; UniCredit Collection; Deutsche Bank Collection; Villa Firenze, Ambasciata Italiana a Washington, U.S.; Ambasciata Italiana a Canberra, Australia, Ambasciata Italiana a Vilnius, Lituania.
Il Museo Paleontologico “Luigi Boldrini” di Pietrafitta
Il sito paleontologico di Pietrafitta, nel Comune di Piegaro, è uno dei più importanti dell’Umbria e di tutto il panorama europeo per ricchezza e varietà dei fossili. Durante gli scavi, negli anni settanta e ottanta, per l’estrazione della lignite destinata alla centrale termoelettrica “Città di Roma”, sono emersi migliaia di resti fossili: piante, molluschi, insetti e soprattutto vertebrati. Questa fauna rappresenta la più ricca testimonianza italiana dell’Unità Faunistica di Farneta, risalente a circa 1,5 milioni di anni fa.
Il protagonista assoluto è il mammuth meridionale (Mammuthus meridionalis), per cui Pietrafitta è il sito più rilevante d’Europa in termini di numero e dimensioni degli esemplari. Di grande interesse il rinoceronte Stephanorhinus etruscus, spiccano i cervi, tra cui il gigante Praemegaceros obscurus, e l’antico bisonte Eobison degiulii. Significativa anche la presenza della bertuccia Macaca sylvanus e del castoro Castor fiber. Tra i carnivori figurano il ghepardo gigante Acinonyx pardinensis, l’orso Ursus etruscus, il mustelide Pannonictis nesti e tracce di iena sotto forma di coproliti.
Eccezionalmente numerosi sono gli uccelli, circa 200 resti, con specie inattese come un grande gallo del genere Gallus, mai documentato nel Pleistocene europeo. Notevole anche il gruppo di pesci, anfibi e rettili, tra cui la rana gigante Latonia, ritenuta estinta, una rara vipera orientale e splendide testuggini.
Il lavoro costante di recupero, iniziato dal minatore Enel Luigi Boldrini ha permesso di raccogliere una collezione unica, ancora oggi oggetto di studio, da cui emergono continuamente nuove scoperte.
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Ultimo aggiornamento
15 Dicembre 2025, 11:38
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